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La foto satellitare del tratto di mare chiamato "mare chiuso" ( a ridosso di Lefkada ).

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Cartolina di Natale 2018

Il viaggio è stato bellissimo ed il vento, mano a mano che aumentava, non faceva che aiutarci ad andare più veloci. Il moto ondoso creato dal vento, come lo stesso vento, erano entrambi a favore. Le cose sono cambiate una volta arrivati nei pressi della lingua di sabbia che occorre circumnavigare per entrare nella darsena antistante il ponte levatoio. Infatti, se esaminiamo la foto satellitare riportata qui sotto, si vedono bene i bassi fondali con acqua trasparente che si incontrano avvicinandosi a terra. Inoltre, nella foto è stata evidenziata, da una linea tratteggiata, la zona di bassi fondali non navigabile che si incontra verso costa entrando.

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Fine

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Spiccare il volo verso la libertà e la conoscenza fa di ogni vita una vita degna d'essere vissuta.

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Da Imperia a Messina

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Alle quatto del mattino, lasciamo gli ormeggi e dirigiamo a Sud. Il piano è semplice: vogliamo gettare l'ancora a Macinaggio (in Corsica) per passare la notte "da cristiani"... Dormendo. Poi, ripartire all'alba per portarci a Sud dell'Elba... A Marina di Campo.

Ho controllato bene il meteo prima di partire. Sfileremo proprio di fronte alla Giraglia e non abbiamo nessuna voglia di prendere una batosta. Da quelle parti, il vento può passare dalla calma a 25 Nodi in un attimo anche quando tutt'intorno, ad una certa distanza, tutto è tranquillo. Metto il July alla frusta; navighiamo veloci. Arriviamo in vista del capo nel pomeriggio, intorno alle quattro. Da quando siamo partiti, dopo aver lasciato di poppa i pescherecci a largo di Imperia, siamo rimasti soli... A mare non sembra esserci nessuno.

Poi, quel che temevo accade: si alza il vento da libeccio ed il mare si arruffa subito di conseguenza. Per fortuna la barca riesce a mantenere la prora (la direzione di marcia) e la velocità... Ma si balla e la navigazione si fa dura. Il fatto è che il vento gira intorno al capo e, cambiando direzione, mi fa temere che non ci sia riparo là dove andiamo. Questo dubbio rimane fino a poca distanza dalla rada di Macinaggio, dove siamo diretti. Ma, per fortuna, scapolate alcune rocce che si protendono verso il largo, viriamo per accostare... E tutto si acquieta. È un arrivo da cartolina... Il sole è ormai basso e tra poco sparirà dietro la Corsica; la costa che vediamo è all'ombra. Il suo contorno al contatto col cielo, quello che in America si chiamerebbe "sky line", brilla di luce accesa. Un'acqua assolutamente calma ci accoglie lasciandoci avvicinare sino a pochi metri dalla riva. Troviamo altre barche già sistemate per la notte... E questo ci scalda il cuore. Arriviamo in silenzio per non turbare questa atmosfera... Poi... Pluff... L'ancora si lancia verso il fondo e agguanta subito senza esitazioni. La barca è già in assetto per la sosta... In pochi minuti siamo a tavola ed è ancora giorno.

Foto dai nostri itinerari

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All'ancora in rada a Macinaggio appena arrivato da Imperia da dove siamo partiti prima dell'alba.

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Non mi sento capace di spiegare quello che provo. Una sensazione mista di gioia e di soddisfazione. È una gioia essere in Corsica: abbiamo alle spalle l'unica traversata che abbiamo in programma fino a Crotone. È una gioia sapere di essere in un luogo protetto sapendo che solo un paio di miglia là fuori verso nord soffia e sbatte che è un piacere. È una gioia questo spettacolo che ci regala la natura con questi colori che toccano l'anima... Ma c'è anche tanta soddisfazione per il balzo che abbiamo appena fatto... Per il momento possiamo riposare contenti.

La notte passa serena. Dormiamo con la barca in assetto di navigazione, pronti a salpare. Anche le chiavi del motore, per prudenza, sono nel quadro comandi. In pozzetto tutto è pronto: il pilota automatico è inserito e persino due torce sono sistemate a portata di mano in caso di bisogno. È una notte nera... Ma nera davvero. Però io dormo come un bambino.... Almeno fino alle cinque del mattino quando il July comincia ad oscillare pesantemente a desta ed a sinistra. Mi alzo per dare un'occhiata là fuori. L'alba è lontana e il cielo è ancora scuro. Riesco però a vedere bene la superficie dell'acqua liscia come l'olio. Non c'è vento. Si tratta di un fenomeno che a bordo del July conosciamo benissimo. In assenza di vento, la barca sull'ancora si allinea con la corrente e qui la corrente scorre perpendicolare alla costa. La conseguenza di ciò è che la barca volge "la sua pancia" al largo. Il mare, per quanto calmo, è una cosa viva e un'onda impercettibile entra in risonanza con lo scafo e tanto basta per decidere di alzarci. Fra poco sarà l'alba... Il tempo di fare toeletta e prendere un caffé, poi partiremo con le prime luci del giorno.

Infatti, dopo poco, salpiamo senza problemi ed arriviamo veloci, intorno alle tredici, a gettare l'ancora nella rada di Marina di Campo.

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Appena arrivati a Marina di Campo, facciamo un bel bagno e poi mettiamo a tavola per il pranzo.

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La giornata è splendida: non potrebbe essere più bella. Marina di Campo ci accoglie con la sua acqua cristallina sopra un fondo di sabbia chiara... Non è possibile resistere: ci concediamo uno dei bagni più belli della stagione. Poi, data l'ora, decidiamo di pranzare. La foto sopra è stata presa quando Margherita ha cominciato a passarmi il necessario per apparecchiare la tavola.

Dopo pranzo ci stendiamo in coperta al sole... Sonnecchiamo e riposiamo felici. Certo non posso non pensare a quanta differenza ci sia a bordo del July nel modo con cui psicologicamente affrontiamo il viaggio. Ieri mattina eravamo ad Imperia ed adesso, appena finito di pranzare, ci ritroviamo già a Sud dell'Elba programmando d'essere domani a Poro Ercole, a Sud del Giglio... Praticamente in acque romane. Se penso per quanti anni le nostre vacanze estive ci hanno portato in Corsica e Sardegna. In quegli anni, arrivare in Corsica era "la traversata". Si navigava anche di notte per arrivare in porto il giorno dopo.

Mentre siamo assorti, ciascuno nei suoi pensieri, Margherita si accorge che una barca libera uno dei cinque posti disponibili per un ormeggio a terra. In pochi istanti cominciano le operazioni di recupero dell'ancora e in pochi minuti il July è ormeggiato all'unico molo del posto. Ne siamo molto contenti. Non che si stesse male all'ancora. Ma così è il massimo. Siamo stati in rada il tempo necessario per fare un bagno da sogno, abbiamo pranzato all'ombra del bimini con una brezzolina stimolante che non c'è a terra e con un paesaggio intorno che nessun ristorante "vista mare" si può permettere... Poi, per il pomeriggio, ce ne andiamo a terra. Niente male eh?

Ne approfittiamo per fare la spesa e per concederci lunghe passeggiate. Decidiamo di comprarci perfino un meraviglioso cono gelato per ricordarci che siamo in Italia (nessun paese fa il gelato come lo fanno gli italiani).

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Come da programma, il giorno dopo allunghiamo fino a portarci a Porto Ercole. Qua, mio zio Enrico, un precursore dello Yachting in famiglia, ha una sua casa per le vacanze. Lo chiamo al cellulare: la casa qui è vuota, sono ancora tutti a Roma. Non faccio cenno del fatto che siamo qui: non voglio mettere lui e la sua famiglia in agitazione... So bene che cominceremmo entrambi a fare a gara per farci venire una qualche idea su come e dove incontrarci. Ma noi siamo diretti a Sud e non possiamo concederci distrazioni.

Così il giorno dopo navighiamo sino a Santa Marinella... Tutta la costa italiana ci è familiare: in ognuno dei porti che tocchiamo, abbiamo così tanti ricordi.

Da Santa Marinella, il giorno successivo, allunghiamo sino a Marina di Nettuno. Certo, qui il posto barca costa un po' caro. Io avrei preferito cercare posto ad Anzio dove, se nulla è cambiato, saprei dove andare. Ma Margherita non vuole stress... Così accettiamo di pagare.

Marina di Nettuno: un famoso "baretto" dove ci servono un aperitivo memorabile.

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Abbiamo proprio deciso di mettere il July alla frusta. Ormai siamo a Sud di Roma e vogliamo portarci avanti al più presto. Il fatto è che il meteo annuncia un cambiamento del tempo: ci si aspetta una burrasca coi fiocchi da Nord-Ovest. Non subito comunque. Il ballo dovrebbe cominciare fra tre giorni.

Allora rispunta una strategia che abbiamo già messo in pratica quando abbiamo fatto questa rotta nel 2009 (il primo anno del Viaggio del July). Domani si salpa per Agropoli. Faremo però sosta ad Ischia Ponte per dormire in modo da fare un viaggio di tutto riposo. Potremmo decidere di "prendere" la burrasca proprio ad Agropoli (come appunto abbiamo fatto l'altra volta). Vedremo.

Quindi, come deciso, l'indomani partiamo di buon'ora e dirigiamo verso la rada Sud di Ischia Ponte che conosciamo bene. Una lunga giornata di Navigazione. Vediamo scorrere davanti a noi Palmarola, Ponza e Zannone lontano ad Ovest e, più vicino, il promontorio del Circeo ad Est. Riusciamo anche a vedere bene le isole di Ventotene e Santo Stefano. Poi, alla fine della giornata, quando al massimo abbiamo ancora un'ora di luce, ci troviamo finalmente nei pressi di Ischia dove ci accoglie uno spettacolo che avevamo dimenticato.

Oggi è domenica. Siamo in estate. Tutti i napoletani hanno lo stesso sogno: possedere una barchetta, un gommone, qualsiasi cosa possa galleggiare per metterci sopra la domenica tutta la numerosa famiglia... Fare cambusa in modo da poter sopravvivere a qualsiasi carestia e portarsi sulle isole (Procida, Ischia e Capri) per passare una giornata di mare. È più di una passione: è una cultura. Visto che si tratta di una regione densamente popolata, ciascuno sogna di isolarsi in un angolino tranquillo.

Così, arrivata la domenica, si assiste ad un esodo di massa dove ciascuno si propone una meta in ragione dei propri mezzi. Chi possiede la barchetta va nelle località più vicine. Chi possiede un cabinato, un motoscafo, un gommone o anche una tinozza dotata di un motore sproporzionato invece punta sulle isole più lontane: Ischia e Capri.

Veniamo sorpresi da questo fenomeno, ahimè a noi noto ma sopito nella memoria, in modo del tutto inaspettato. Per una pura coincidenza, proprio quando siamo nei pressi dell'isola, ci troviamo a fare i conti con la nave veloce che intende incrociare la nostra rotta da sinistra e tre proiettili, tre missili non identificati, che si avventano contro di noi sulla destra. Costoro devono essere un gruppo di amici partiti insieme dalla stessa baietta. Non navigano in linea retta. Piuttosto sfrecciano governando a vista e compiendo vistose deviazioni che fanno innalzare spruzzi d'acqua fino a notevole altezza. Il fatto è che, data la loro velocità, se ci "prendono" ci affondano e non c'è modo di evitarli... Si può solo sperare che tutto vada bene. In effetti, siamo sconvolti per un comportamento tanto inatteso e, passato il pericolo e scapolata la nave, immaginiamo di poterci rilassare quando (sembra che tutti si siano dati appuntamento) lo stesso fenomeno si ripete... Ma in scala maggiore. Sarei disposto a scommettere di vedere in mare un centinaio di proiettili sfrecciare. Ogni anfratto della costa ne "rilascia" dei gruppi alla volta... È semplicemente pazzesco. Chissà poi se oggi hanno trovato l'angolino isolato e pieno di pace che cercano. Ad ogni modo, una cosa è certa: adesso è ora di tornare a casa e tutti se ne sono accorti contemporaneamente.

Il "maremoto" provocato dal fenomeno sopra descritto raggiunge livelli impensabili. Entriamo in rada e diamo ancora senza problemi ma continueremo a ballare fino alle 22. No comment.

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Album fotografico   - click -   "Da Imperia a Palinuro"     - istruzioni -

Il viaggio verso Agropoli si svolge in una meravigliosa giornata di sole: nulla fa presagire quello che succederà in questo mare fra un paio di giorni. Nel frattempo, a bordo del July, la strategia delle soste è stata ulteriormente affinata. Per noi, la cosa più importante è quella di minimizzare il numero delle giornate di viaggio per arrivare in Grecia. Questo modo di procedere ci lascia la possibilità di spostarci pur godendo di una bella vacanza. Il ritmo è sempre lo stesso. Ci si sveglia presto e ci si mette in mare. Mentre la barca naviga, si fanno un mucchio di cose... Inoltre, facciamo colazione al mattino e, quando il viaggio è lungo, anche il pranzo. Solitamente, nel primo pomeriggio siamo già ormeggiati a destinazione: quindi facciamo vacanza in un posto diverso ogni giorno. Ma per le prossime soste, come dicevamo, abbiamo una diversa strategia. Andremo a "prenderci" la burrasca dopodomani a Marina di Camerota. Questo perché, quando il meteo tornerà maneggevole, partiremo da Marina di Camerota e, il giorno dopo, avendo dormito a Cetraro, contiamo d'essere a Tropea (solo una tappa da Messina). Cominciamo a sentire il profumo del Sud.

Sappiamo che potremmo essere più veloci, ma la cosa è studiata bene. A Marina di Camerota il posto barca costa molto e già sappiamo che spenderemo abbastanza fermandoci per diversi giorni. Quindi non andremo subito a "ficcarci" lì dentro. Passeremo una notte ad Agropoli ed una a Palinuro (sappiamo dove sostare gratis) e poi, quando il tempo peggiorerà, andremo a fare "la bella vita".

Quindi, seguendo i nostri piani, dopo ben due notti senza pagare il posto barca, partiamo prestino da Palinuro e puntiamo su Marina di Camerota dove abbiamo già prenotato per qualche giorno. Il tragitto è breve ed arriviamo presto. Pensavamo di trovare in mare i segni della burrasca da Nord-Ovest attesa per oggi; invece niente. Il mare è stato calmo fino all'arrivo in porto. Sono sicuro che qui staremo bene. Marina di Camerota si trova nella parte Sud del gran promontorio che a Ovest porta fino a Capo Palinuro (da dove veniamo); ciò vuol dire che, quando la burrasca si manifesterà, noi saremo molto ben ridossati... Forse addirittura tanto da non sentirne, o quasi, gli effetti.

Elaborazione di un'immagine di Google Maps                                                                                                                 (foto aerea)

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Foto aerea del nuovo porto di Marina di Camerota rimodellato con avanporto e spiaggia.

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La foto aerea qui sopra mostra il nuovo porto che è stato realizzato dopo il nostro ultimo passaggio (non lo conoscevamo). In particolare le novità sono la costruzione dell'avanporto e la protezione e sistemazione della spiaggia adiacente. Inoltre, la foto mostra la posizione da noi occupata: proprio di fronte agli uffici del marina.

Parlare di Marina di Camerota, per me, non è facile. Si sente molto l'influenza di Napoli e Salerno. I nostri vicini occasionali, che appunto venivano ciascuno da una di quelle città, ci hanno spiegato come questa sia una località "di lusso", un bel posto, non lontano da raggiungere in auto e molto gettonato dagli "yachtman" che usano venire per il week-end, lasciare qui la barca per una settimana e poi venire a riprendersela il venerdì successivo. Noi siamo un po' sorpresi. Come abbiamo detto, il posto barca qui è costoso, ma non ne capiamo il perché. Se parliamo della struttura, siamo su un pontile galleggiante con acqua e luce ma a terra non c'è niente... Niente a che vedere con un vero marina europeo che è dotato di sale d'accoglienza, bagni, docce, lavanderia, supermercato, ship-chandler, etc. e dove magari il prezzo è anche più contenuto. E non ci sembra il caso di sostenere che il paesino meriti tanto da giustificare il costo del marina. È carino, persino simpatico... Ma niente di più.

Comunque per noi, costi a parte, è una sosta meravigliosa. Siamo molto contenti di essere qui. Ci sembra ieri quando abbiamo lasciato Imperia e sappiamo che, finita la burrasca, saremo in un balzo a Messina. Beh!... Magari non proprio in un balzo, comunque in un paio di giorni dovremmo sentire l'odore dello Ionio. Se proprio devo dire cosa ci colpisce di questo posto, è sorprendente la qualità, la varietà e l'ampia disponibilità di scelta di negozi che "vendono pietanze pronte". Ci dicono che qui la gente viene in vacanza, va in spiaggia e non ha voglia di cucinare. Quindi, tutti decidono di prendere qualcosa di pronto da consumare a casa. Una miriade di "rosticcerie" offre di tutto e di più. Si entra in questi negozi che presentano solitamente un lungo bancone con vetrata che mostra una fila interminabile di leccornie. Teglie di lasagne fumanti, ravioli, cannelloni, pasta al forno, parmigiana di melanzane, peperoni ripieni... Insomma, non possiamo metterci a fare un elenco completo. Senza parlare poi dell'offerta di olive, sottaceti e sottolio, salumi e formaggi... Persino le vere mozzarelle di bufala da un chilo o la "burrata" pugliese. Non è un posto dove si possa vivere questo. Qualche giorno va bene, ma poi è meglio sfuggire a tanta tentazione.

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Album fotografico   - click -   "Marina di Camerota"     - istruzioni -

Questa mattina, all'alba come al solito, siamo partiti da Marina di Camerota. Come da programma, puntiamo ad arrivare domani a Tropea, ultima tappa prima di Messina. Ma siamo usciti sapendo che il mare non è ancora calmo. La burrasca è passata ma il tempo rimane instabile e onde formate solcano ancora minacciose la sua superficie. Voglio dire che, se si rimettesse a soffiare, questo mare "morto" ci metterebbe un attimo a risvegliarsi e diventare aggressivo. Passeremo la notte a Cetraro, un porticciolo di nostra conoscenza.

Quella di Marina di Camerota è stata una bella sosta. Ieri, per soprammercato, hanno fatto una bella festa di paese con tanto di banda musicale che ha sfilato rallegrando l'atmosfera con una musica semplice ma piena d'allegria. Alla sera poi, hanno addirittura montato un palco in piazza nel quale hanno fatto esibire dei simpatici bambini... E non è finita qui. Verso mezzanotte dalle barche siamo venuti tutti fuori ammassandoci in coperta: uno spettacolo pirotecnico di fuochi artificiali, quali solo i campani sanno fare, ci ha dato il saluto ufficiale prima della partenza.

Adesso però, torniamo a concentrarci sul viaggio. Ci allontaniamo dalla costa più del necessario per navigare in un mare il più possibile "regolare": questo aiuta il July a mantenere una buona velocità. Quando accostiamo verso terra, entriamo in un'acqua lattiginosa che si estente fino a un paio di miglia dalla costa... È quel che rimane dello sconvolgimento dopo la grande burrasca.

Ci siamo informati per tempo, per entrare a Cetraro bisogna evitare dei bassifondi creati dalle grandi onde nell'ultimo anno. Ciò implica sorpassare l'entrata di almeno 600 metri verso Sud per poi risalire dopo un largo giro puntando all'ingresso del porto.

Entriamo senza difficoltà; vediamo due barche straniere all'ancora davanti all'imboccatura. Non entrano, non vogliono pagare. Noi invece, siamo attesi: ormeggiamo al posto che ci hanno riservato ed andiamo a vedere cosa è cambiato dall'ultima volta che siamo passati di qua (2009). Adesso hanno fatto un marina... Siamo alle solite... Non ci mettiamo molto a capire perché quegli stranieri non vogliono entrare. Le barche in transito vengono accolte in un pontile galleggiante all'esterno della darsena. Praticamente "balliamo" come quelli qui fuori. In compenso si fanno pagare delle belle cifre. Ma non ci lamentiamo, prendiamo la cosa con filosofia. È proprio questo il motivo per il quale ce ne stiamo andando in Grecia. In questi ultimi vent'anni abbiamo visto, uno dopo l'altro, tutti i porti cambiare musica. Un tempo ci si accostava e basta; dovevamo arrangiarci, ma non costava nulla. Adesso si viene accolti da persone che investono dei soldi, creano delle strutture e si danno aria di grandi imprenditori, ma la verità è che la maggior parte di loro ha la mentalità dei palazzinari, di mare non capiscono nulla e il risultato per noi è che la sosta nel suo complesso è peggiorata in qualità e si pagano cifre sconsiderate.

Praticamente, a parte essere andati a pagare alla reception, non scendiamo neanche a terra. Il posto lo conosciamo e sappiamo che siamo in mezzo al nulla. Ad ogni modo, passata la notte, alle sei del mattino riprendiamo il mare per Tropea.

Fuori l'onda lunga è uguale a quella con la quale abbiamo viaggiato ieri ed aumenta persino un po' scendendo verso Sud. Quando arriveremo a destinazione, dovremo studiare meglio le previsioni: non vorrei qualche sorpresa. Tropea ci piace molto e conosciamo il suo bel marina: costa caro ma almeno è un vero marina con delle vere strutture dove la sosta è molto piacevole.

Elaborazione di un'immagine di Google Maps                                                                                                             (immagine satellitare 1)

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Mappa con la rotta da fare per entrare a Tropea (secondo le istruzioni della guardia costiera).

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In effetti, quando arriviamo l'onda lunga è aumentata ulteriormente. Dirigo verso un punto della spiaggia che conosco bene prima di accostare e fare rotta diretta sul porto. Ho avuto cura di chiedere istruzioni di ingresso al personale e so quel che devo fare. Conosco già questo posto, anni fa, siamo arrivati qui da Genova per passarci una quindicina di giorni di vacanza sul July nel mese di agosto. Ci prendiamo tutto il tempo necessario per accostare con prudenza seguendo quindi la rotta evidenziata nella "mappa" qui sopra. Naturalmente, tutta la manovra viene eseguita mentre Margherita protesta: -"ma dove vai?... Non vedi che il porto è dall'altra parte?... Ma si, andiamo per pecore... Tutti vanno dentro tranquilli e noi facciamo i giretti... Perché non siamo stati in mare abbastanza..." -

Appena dentro, riceviamo istruzioni via radio e troviamo due solerti marinai che ci aiutano ad ormeggiare nel posto a noi assegnato. Abbiamo trovato più mare del previsto: il posto è bello (vedi sopra punto 1 della mappa) e non intendiamo abbandonare questa sicurezza per partire senza una copertura meteo buona e stabile. Comunque siamo al Sud: sentiamo "dentro di noi" che la Grecia si avvicina.

Scendiamo a terra e ci sentiamo a casa come in tutti i posti che tocchiamo in Italia. Dall'ultima volta, non è cambiato nulla. Facciamo un po' di spesa al negozio del porto (abbiamo fatto cambusa a Marina di Camerota e ci servono solo piccole cose), mettiamo tutto in barca e poi andiamo a passeggiare verso il centro. Bisogna sapere che, usciti dal marina e percorso un breve tratto di strada, si prede una scalinata che porta di sopra, dove c'è il paese (che non è al livello del mare). Arrivati in cima, ci fiondiamo diritti verso l'affaccio (punto 2 della mappa) e, prima di raggiungerlo, ci sediamo a prendere una coppa di gelato. Conosciamo molto bene il posto e, per fortuna, anche qui nulla è cambiato.

Rifocillati e contenti del fatto che, almeno questa volta, neanche la qualità è venuta meno, ci sporgiamo dalla ringhiera proprio nel posto chiamato "l'affaccio". Lo scenario è suggestivo e Tropea rimane una delle soste più affascinanti del Mediterraneo. Continuiamo così la nostra passeggiata: dopo aver fatto una cinquantina di miglia a mare, è bello passeggiare. Ci facciamo l'intera "vasca" (il corso) e pieghiamo poi giù verso il punto che nella mappa viene indicato col numero 3 (punto 3 della mappa). Ci affacciamo e ritroviamo lo stesso panorama dei nostri ricordi: un'ampia distesa di mare a perdita d'occhio, sotto di noi la scalinata, la strada ed i giardini e, più in là sulla destra, il "Santuario di Santa Maria dell'Isola" (quello che oggi è un promontorio, una volta era un'isola... E nel nome questo ricordo è rimasto).

Elaborazione da una foto del santuario disponibile su internet

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Foto del "Santuario di Santa Maria sull'Isola" a Tropea.

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Continuo a studiare le previsioni meteo con attenzione. La situazione è variabile e lo rimarrà per molti giorni ancora (non se ne vede la fine). Non ho nessuna intenzione di fare la muffa a Tropea. Sono e mi sento in viaggio. Lo Ionio è ormai a portata di mano: solo 35 miglia di mare per Messina. Se non volessimo rischiare, dovremmo restare in porto. L'onda lunga di fondo rimane e il vento va e viene secondo i suoi capricci. Ma, dopo aver soppesato i pro e i contro, decido di partire. Le ragioni sono diverse, ma la decisione non è avventata: 1)il July è una barca d'altura in grado di navigare con ogni tempo, 2)io conosco bene il tratto di mare nel quale navigheremo, 3)le previsioni del tempo parlano di variabilità non di burrasca, 4)il posto barca costa abbastanza e, se non siamo costretti, è più intelligente partire, 5)il nostro vicino francese, col quale abbiamo fatto amicizia, intende partire con il suo OVNI in metallo pronto ed attrezzato per fare il giro del mondo.

Beh!... "Non saremo certo da meno"... Si va!

La mattina dopo (abbiamo passato in tutto 2 notti a Tropea), alle sette, usciamo dal porto. I nostri vicini ci precedono di una decina di minuti. Lasciato il ridosso del molo di sottoflutto, la barca fatica molto a risalire il pendio delle onde che ci arrivano di prua. Andiamo pianino, bisogna avere pazienza, piano piano, girando intorno al Capo Vaticano prenderemo meglio l'onda e la velocità aumenterà.

Il tempo non passa mai, la grande mole del capo, per quanto gli si giri intorno, è sempre davanti a noi. Dopo un po' però, il vento si alza. Vediamo il nostro vicino fare le manovre per mettere alla vela. Per fare questo, di fatto, fermano la barca mantenendola con la prua al vento e noi li raggiungiamo. L'equipaggio del July è pigro: niente randa. Si naviga a motore e si aggiunge i fiocco per stabilizzare l'andatura. Subito cambia la musica. Le due barche si lanciano verso Messina di buon passo e le onde, che adesso ci colpiscono di lato, non le destabilizzano.

Dopo una mezzoretta, il mare si fa aggressivo e diventa sempre peggio. Le Eolie, che prima si intravedevano appena, diventano ben visibili: vento e onde arrivano da quella direzione. I francesi sono ormai più avanti di noi. Una buona barca a vela viaggia più veloce a vela che a motore; ma noi preferiamo arrivare un po' dopo ma non sforzare troppo le strutture. Così, riduco un po' il fiocco, per evitare che la barca sbandi troppo (massima inclinazione col motore acceso 25°).

Ma non passa molto che il vento decide di soffiare a burrasca. Le onde ci vengono addosso di lato e si rompono sulla "pancia" del July buttandoci addosso spruzzi salati in continuazione. Avendo le onde di lato, la cappottina protegge meno del solito. Inoltre, per quanto il fiocco sia ridotto, la barca comincia a sbandare troppo per tenere il motore acceso. Non ci rimane che spegnerlo e continuare a vela. La barca naviga molto bene. Si sente tutta la pressione sulla vela di prua che ci da velocità e stabilità. Ma i francesi hanno randa e fiocco a riva; superfici ridotte naturalmente, ma viaggiano a sette nodi. Noi andiamo benissimo, ma a risparmio. Il July naviga a 5 nodi senza la randa. A noi oggi andrà bene così. Non sforziamo la barca e non stressiamo l'equipaggio; in fondo loro sono diretti a Taormina, noi ci fermeremo a Messina e, con la barca in assetto che naviga solo a vela ridotta, la scomodità dei colpi di mare e gli spruzzi fastidiosi sono ormai solo un ricordo. Ci godiamo il sole ed il vento sui capelli. Solo il comandante, a bordo, continua a guardarsi a desta e a manca: ci sono molte navi in giro e, per come manovrano, si vede proprio che nessuna di loro si accorge del piccolo July che cerca di entrare nello stretto insieme a loro.

Come Dio vuole, dopo aver fatto diverse manovre per evitare questo o quello (ma, sono tutti più grossi?...) finalmente entriamo e lasciamo rapidamente di poppa le onde diventate ormai veramente aggressive. Il mare bolle in modo per noi inusuale ed anche il vento è aumentato, ma, protetti dalla costa, almeno non abbiamo a che fare coi marosi. Così, mentre ci godiamo questa bella sensazione di sicurezza e vediamo già in lontananza le case di Messina, ci lasciamo sorprendere sgomenti dal pilota automatico che senza alcun preavviso, con un rumore sinistro, ci porta fuori rotta facendo roteare il July su se stesso. La mia reazione è prontissima. So che abbiamo il pilota nuovo. Ci è successo già, proprio nello stesso modo, quando ci si è guastato il pilota che avevamo il giorno che siamo partiti da Torrevieja. Sono contrariato. Fortemente contrariato. Non è possibile avere dei problemi al pilota automatico appena comprato... Non un'altra volta lo stesso problema.

Decido di procedere. Non c'è altro da fare. Rimetto la barca in rotta con il pilota: lo terrò sotto conrollo. Un'occhiata a Messina che nel frattempo si avvicina. Alla fine, dopo un paio di minuti, mi calmo: per adesso, tutto sembra funzionare. Do un'occhiata al plotter GPS (non che serva, possiamo anche navigare a vista... So dove mi trovo e conosco la zona)... Con mio grande stupore mi dice che devo virare di circa trenta gradi a sinistra... Maledizione. Ho appena inserito il pilota automatico mettendo la prua sull'ingresso del porto che intravedo in lontananza e la barca mantiene la rotta. Ma che sta succedendo? Si è rimesso a funzionare il pilota e si è guastato il GPS?

Sono veramente nervoso, anzi, "imbestialito". Non si può "scassare" tutto adesso che, con la barca che dovrebbe essere in ordine, siamo vicini alla meta, la Grecia; ma con problemi tecnici a bordo la nostra destinazione finale del viaggio da qui diventa lontana... Lontanissima.

Proprio nel momento più nero, quando i miei pensieri si fanno più foschi, il pilota parte di nuovo mandando la barca "a pecore" un'altra volta.

Agisco prontamente per evitare rotture. Il vento è forte, il mare ribolle, le forze in gioco sono immense: manovre repentine come queste sono pericolose per l'attrezzatura. Sto considerando di buttare in mare il pilota automatico e il GPS. In fondo, se li elimino, tutto torna a funzionare perfettamente sul July. Poi vedo qualcosa che mi fa riflettere: un gorgo, un mulinello d'acqua, un autentico vortice ci scorre a fianco lontano non più di un paio di metri.

L'idea che si insinua nella mia mente prende corpo lentamente... Ma si consolida poco a poco. Più ci penso e più la cosa mi convince. Il pilota forse funziona perfettamente. Non è lui la causa della virata improvvisa che fa girare la barca su se stessa; al contrario, lui agisce prontamente nel tentativo, che non riesce, di riportare in rotta la barca che finisce in un gorgo come questo. Anche il plotter GPS funziona correttamente. Se voglio andare a Messina, non devo navigare a vista puntando la prua della barca sul porto. Abbiamo una corrente così forte che, mentre avanziamo, ci sposta di lato. Il plotter fa solo il suo mestiere: calcola la rotta che dobbiamo tenere per compensare questo scostamento.

Allora cambio rotta e mi adeguo alle richieste del GPS, inoltre, pongo attenzione a quel che succede per vedere in tempo un eventuale vortice che ci colpisca sotto la chiglia.

Uff... È tutto a posto. Tutto sotto controllo. Non ci metto molto a realizzare che ho le prove di quanto sospetto. Che esperienza! In tanti anni di mare questa mi mancava. Poi, come spesso succede a mare, il vento cessa improvvisamente di soffiare ed in pochi minuti tutto torna inaspettatamente tranquillo... Anzi, così tranquillo che ci possiamo permettere persino di fare qualche ripresa... E non riusciamo a credere d'aver visto quello che abbiamo appena passato.

Una barca attrezzata per la pesca dello spada ci passa a fianco quando tutto ormai si è calmato.

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A questo punto, non voglio tralasciare di dire che incrociamo più volte alcune delle tre o quattro barche attrezzate per la pesca del pesce spada. Ci passano intorno, ora di prua, ora di poppa. Abbiamo visto arpionare un grosso pesce. Sappiamo che tutto questo fa parte della vita... Ma vedere questo spettacolo comunque ci dispiace. Il pesce si fa arpionare perché non capisce il pericolo... Fin quando non è troppo tardi. È grande quanto un uomo. Noi non riusciamo a non pensare cosa vuol dire sentire un arpione nelle carni... Lo stupore di fronte ad una cosa così spaventosa e così definitiva che prelude ad una morte orribile. L'arpione trapassa il pesce e gli si conficca nel corpo in modo tale da non uscirne più. Comincia quindi il recupero della cima alla quale l'arma è collegata. Quest'ultima viene lasciata sul ponte opportunamente addugliata in modo che possa scorrere liberamente quando l'animale, reagendo d'impulso, fugge scatenando tutta la sua potenza. Poi, la ferita, la lotta ed il sapiente metodo del pescatore che tira, molla e recupera ancora, sfianca il pesce fino a farlo arrendere ormai consapevole dell'inevitabile fine imminente.

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Al marina di Messina, ci apprestiamo a pranzare a bordo. Siamo ormai nel mare Ionio.

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Arriviamo ad ormeggiare al marina di Messina che è ormai ora di pranzo. Siamo al Sud... E si vede. Infatti, mentre fissiamo gli ormeggi, chiedo al marinaio di poter fare subito le pratiche e pagare: domattina si va via all'alba. "Con calma dottore" - ci dice (non mi conosce, ma qui siamo tutti dottori) – "il moi collega è andato a casa a mangiare, torna alle cinque... C'è tempo..."

Così, ci adeguiamo anche noi. Abbiamo deciso che pranzeremo in un bel posticino vista mare: "Ristorante da July". "Tiriamo fuori" un bel vinello ghiacciato che abbiamo messo in fresco sin da Marina di Camerota e ci godiamo questa sosta: siamo nel mare Ionio.